martedì 15 giugno 2010

Silvia d’Acciaio

Spero che Silvia Avallone ce la faccia. Spero che questa ragazza vinca il premio Strega.
Perché “Acciaio” è fatto di pagine che si incollano alla mente, pagine dure e roventi, perché Anna e Francesca hanno un corpo e un’anima che si lasciano toccare, perché la loro storia riesce a sfiorare quelle corde intime che abbiamo paura di ascoltare. Tutto quello che per pudore si evita di dire o persino pensare, tutto quello che si lascia lì immobile per non farlo risvegliare, tutto il colore e la vitalità che abbiamo il timore di sollecitare e far esplodere in maniera incontrollata, incontrollabile. Tutti quei tredici anni esibiti, sfacciati e fragili, pazzi e disperati vissuti o consumati in una provincia che schiaccia ed appiattisce. La vita che si piega e infine fonde come l’acciaio, lasciando intatta e pura un’amicizia che resiste e commuove.
Spero che Silvia Avallone ce la faccia perché le pagine che ha scritto sono coraggiose e oneste. Perché le sue parole raccontano di un’esistenza reale, nuda e ruvida, ma riescono a farlo con infinita dolcezza che mi è rimasta negli occhi pensando ad Anna e Francesca a piedi nudi che si agitano come pesci luccicanti nella vita.

Pandora

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